Proprietà privata e diritto di preda nella guerra marittima. Un contributo italiano al dibattito giuridico otto e novecentesco
DOI:
https://doi.org/10.54103/2464-8914/26103Parole chiave:
Guerra marittima; Prede; Regno d’Italia; Dottrina giuridica; Storia del diritto internazionale; Tullio GiordanaAbstract
All’emergere del capitalismo industriale e finanziario tra otto e novecento, a fronte dell’espansione del commercio internazionale grazie ai progressi della tecnica, l’esigenza di tutelare la proprietà privata nella guerra marittima si lega a ragioni economiche, giuridiche e politiche. I giuristi occidentali, in uno sforzo corale, animano il dibattito in seno alle istituzioni – in particolare all’Institut de droit international – e nelle aule universitarie. Attraverso studi, scritti e partecipazione politica attiva, in molti argomentano a favore della libertà di commercio e della tutela della proprietà privata, nello sforzo di indicare vie per l’abolizione, ovvero per una migliore regolamentazione del diritto di preda marittima; per una supervisione del controllo dei commerci via mare; per la disciplina del contrabbando di guerra. Gli auspici di rado si traducono in esiti concreti, scontrandosi con inveterati usi e prassi. In particolare, il saggio si sofferma sul punto di vista informato, pragmatico e disincantato ad un tempo di Tullio Giordana (1877-1955), giurista di formazione, giornalista pubblicista e scrittore di professione.
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