Intervista a Luigi Maio
DOI:
https://doi.org/10.13130/2039-9251/777Abstract
Luigi Maio è attore, compositore, autore e regista, ma soprattutto è il “musicattore”. La sua passione per la recitazione e il teatro nasce in lui da piccolissimo: «ero un bambino logorroico – mi confessa all’inizio del nostro incontro – e i miei genitori, per salvarsi da questa “babele di parole” mi regalarono una cassetta dell’Histoire du soldat di Stravinskij, che mi lasciò senza parole, stimolando la mia fantasia come mai nulla era riuscito prima; ho visto anche la rappresentazione teatrale, ma mi ha deluso moltissimo per la netta separazione di parti recitate e suonate, mancava di continuità, così deciso che l’avrei messo in scena a modo mio». Da quel momento a oggi è trascorsa una carriera, che in parte è ripercorsa nell’intervista, composta da tanti spettacoli, fatiche, premi e riconoscimenti. La notevole poliedricità dell’attore e la sua capacità di spaziare tra i vari campi del sapere gli hanno permesso di esprimere, durante il nostro dialogo, la sua concezione dell’arte di recitare e del senso di questa nella contemporaneità, della sua opinione sul “bello”, fino ad arrivare ad argomenti prettamente filosofici come il rapporto tra estetica ed etica e la definizione e rappresentazione del male e della figura del diavolo, da Luigi così spesso interpretata.Downloads
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