Cose, oggetti e ultra-cose. Il contenuto della percezione tra fenomenologia e psicologia
DOI:
https://doi.org/10.54103/2039-9251/29703Parole chiave:
fenomenologia, trascendenza, ultra-cose, oggetto, psicoanalisiAbstract
Questo articolo esplora il problema della percezione e i paradossi che la caratterizzano da un punto di vista fenomenologico. Mentre l’oggetto appare sempre da un punto di vista soggettivo, la cosa nel suo insieme supera di gran lunga la comprensione di qualsiasi singola prospettiva. La questione della trascendenza del percepito viene quindi analizzata dalle formulazioni husserliane fino alle posizioni di Aron Gurwitsch e Maurice Merleau-Ponty. Entrambi i filosofi propongono una revisione della fenomenologia husserliana che la libera dal pregiudizio morfogenetico che ancora la sottende. Considerando il contenuto della percezione come una forma in senso gestaltico, Gurwitsch e Merleau-Ponty sembrano in grado di riabilitare la presenza del tutto all’interno di ciascuna delle sue parti. Tuttavia, mentre Gurwitsch colloca questo argomento su un piano ideale e ipotetico, senza conseguenze reali per la nostra esperienza concreta e prospettica, Merleau-Ponty lo prende come spunto per ripensare la trascendenza e la generalità come inseparabili dal loro dispiegarsi sensibile. Trasformando il concetto di costituzione in quello di comunione e sostituendo l’ideale di completa adeguatezza con quello di evidenza percettiva, Merleau-Ponty cerca di spiegare il nostro rapporto concreto con l’oggetto come corrispondenza corporea alle cose sullo sfondo attivo di un mondo condiviso.
In un primo momento, l’articolo si sofferma sulla Fenomenologia della percezione e sul capitolo La cosa e il mondo naturale, oggetto di critica da parte di Gurwitsch. In seguito, l’attenzione si rivolge alle lezioni tenute da Merleau-Ponty alla Sorbona. L’obiettivo è quello di evidenziare una certa convergenza tra la percezione infantile e la visione filosofica. Viene esaminato il riferimento di Merleau-Ponty al concetto di ultra-chose, mutuato da Henri Wallon, e la sua successiva affermazione secondo cui «tutte le cose sono ultra-cose». Infine, l’articolo esplora le possibili connessioni tra la teoria della percezione di Merleau-Ponty e gli studi di Donald Winnicott sullo sviluppo infantile, al fine di sottolineare una relazione di comunione con gli oggetti e un orizzonte personale che nasce proprio attraverso il pieno contatto con le cose e le persone che popolano il proprio mondo.
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