La sicurezza urbana e la presenza religiosa: il ruolo delle istituzioni ecclesiali nelle periferie italiane
DOI:
https://doi.org/10.54103/1971-8543/31375Parole chiave:
Sicurezza urbana integrata, Sussidiarietà orizzontale, Pluralismo religioso, Rigenerazione delle periferie, Presenza ecclesiale di prossimitàAbstract
Il saggio ricostruisce, con taglio sistematico, il nesso tra sicurezza urbana e presenza religiosa nei contesti periferici. Muovendo dalla distinzione tra sicurezza oggettiva e soggettiva, inquadra il passaggio dal paradigma meramente repressivo a una sicurezza “integrata”, ancorata agli artt. 117 e 118 Cost. e alle definizioni positive del D.L. 14/2017. Il riparto di competenze, la giurisprudenza costituzionale e i criteri di necessità, proporzionalità e ragionevolezza delimitano l’intervento pubblico, prevenendo derive pan-securitarie e salvaguardando libertà e pluralismo (artt. 8, 19 e 20 Cost.). In tale cornice, le istituzioni ecclesiali operano come infrastrutture di prossimità: non per supplenza, ma per sussidiarietà, mediante strumenti di co-programmazione e co-progettazione, con responsabilità misurabili. Il riuso del patrimonio (can. 1222 CIC; art. 831 c.c.) diventa così leva di rigenerazione, quando incardinato in procedure trasparenti e non discriminatorie. Le periferie, laboratorio della convivenza, mostrano che la sicurezza è un bene relazionale: richiede spazi curati, reti educative, politiche abitative e un presidio istituzionale credibile. Ne emerge un modello di governance multilivello in cui protezione e fiducia si tengono, trasformando la sicurezza da eccezione a infrastruttura civile della città.
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