Dal “laboratorio” francese a Strasburgo: il vivre ensemble come principio giuridico emergente nel diritto europeo delle religioni
DOI:
https://doi.org/10.54103/1971-8543/31802Parole chiave:
vivre ensemble, Corte Europea dei diritti dell’uomo, laïcité, libertà religiosaAbstract
Il saggio ricostruisce la genealogia del vivre ensemble, dalle sue radici filosoficopolitiche alla progressiva “giuridificazione” nel contesto francese, fino alla sua ricezione nella giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo. Attraverso l’analisi degli impieghi del concetto nell’ordinamento francese e nei leading cases di Strasburgo, il contributo mostra come il vivre ensemble operi oggi come categoria argomentativa ambivalente: da un lato, nuovo criterio giuridico volto a preservare la coesione sociale; dall’altro, nozione vaga e potenzialmente selettiva, suscettibile di giustificare restrizioni generalizzate alla libertà religiosa. Il saggio discute i rischi derivanti dal suo intreccio con logiche securitarie e con modelli di appartenenza maggioritari, ma evidenzia anche le potenzialità del vivre ensemble se reinterpretato in chiave relazionale, come principio capace di promuovere una convivenza democratica che consenta di “vivere insieme da diversi”. L’indagine valuta così se il vivre ensemble possa configurarsi come principio giuridico emergente del diritto europeo delle religioni e quali condizioni siano necessarie per un suo utilizzo compatibile con il pluralismo e con il pieno rispetto dell’art. 9 CEDU.
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