"A chiare lettere" - Transizioni. Il sistema italiano di regolazione dei rapporti Stato-confessioni all’attenzione della Corte di Strasburgo (Considerazioni a prima lettura di Congrégation Chrétienne des Témoins de Jéhovah c. Italie, 11 giugno 2026)
DOI:
https://doi.org/10.54103/1971-8543/32585Parole chiave:
Corte europea dei diritti dell'uomo (CEDU), Libertà religiosa, Divieto di discriminazione, Rapporti Stato-confessioni religioseAbstract
Il contributo analizza la sentenza Congrégation Chrétienne des Témoins de Jéhovah c. Italie dell'11 giugno 2026, con la quale la Corte europea dei diritti dell'uomo ha accertato una violazione dell'art. 14 CEDU, in combinato disposto con gli artt. 9 CEDU e 1 del Protocollo n. 1, in relazione al sistema italiano di regolazione dei rapporti tra Stato e confessioni religiose. Dopo aver ricostruito i principali passaggi della decisione, l'Autore ne esamina criticamente i fondamenti, soffermandosi sul rapporto con i precedenti della giurisprudenza di Strasburgo, sui profili concernenti il diritto a un ricorso effettivo e sul rilievo attribuito dalla Corte alle convinzioni religiose della Congregazione ricorrente. L'analisi evidenzia come la pronuncia si inserisca in un orientamento ormai consolidato che impone agli Stati, qualora scelgano di attribuire alle confessioni religiose uno statuto speciale e i conseguenti benefici, di prevedere un quadro normativo fondato su criteri oggettivi, trasparenti e non discriminatori. Ne deriva una valutazione d’incompatibilità del modello italiano delle intese, caratterizzato da un'ampia discrezionalità politica e dall'assenza di adeguate garanzie procedurali, col sistema convenzionale, con possibili ricadute sia sul piano delle necessarie riforme interne sia sul futuro contenzioso dinanzi alla Corte di Strasburgo.
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