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Il divieto di indossare il niqab del codice penale belga all’esame della Corte europea dei diritti dell’uomo: un passo in avanti per la formazione del “precedente“ che mette a rischio il pluralismo religioso

Giuseppe Casuscelli

Abstract


Pochi giorni or sono la Corte europea dei diritti dell’uomo, con la pronuncia relativa al caso Belcacemi et Oussar c. Belgique, ha ritenuto che l’art. 653bis del codice penale belga, introdotto dalla legge 1° giugno 2011 - punendo quanti "sauf dispositions légales contraires, se présentent dans les lieux accessibles au public le visage masqué ou dissimulé en tout ou en partie, de manière telle qu’ils ne soient pas identifiables" con la pena "d’une amende de quinze euros à vingt-cinq euros (lire: de 120 à 200 euros) et d’un emprisonnement d’un jour à sept jours ou d’une de ces peines seulement" – non viola gli artt. 8, 9 e 14 della Convenzione. La Corte ha ritenuto di mettere l’accento in special modo sull’art. 9, poiché il divieto di indossare nello spazio pubblico un capo d’abbigliamento destinato a nascondere, in tutto o in parte, il viso pone degli interrogativi sia in ordine al rispetto della vita privata delle donne che desiderano portare il velo integrale per motivi legati ai loro convincimenti, sia in ordine alla loro libertà di manifestare questi convincimenti. (continua)

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DOI: https://doi.org/10.13130/1971-8543/8863

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ISSN 1971-8543 -  Reg. Tribunale di Milano 780/2006