Abstract
Nelle sue rappresentazioni correnti, Kālī impugna la spada falcata – una sorta di roncola – con cui ha decapitato il demonio Raktabīja ‘colui che semina sangue’. Di questo attributo, tradizionalmente fissato nell’iconografia della Dea, il presente saggio scompone e indaga le componenti magico-rituali, muovendosi tra figurazioni e simbolismi arcaici convocati a partire da una visione comparatistica di larga campitura e di lunga durata, che giunge a implicare le immagini archetipali della ferita immedicabile e del sangue magicamente effuso, dai miti greci di Filottete e Telefo al plesso sacrale e leggendario del Graal. Di questi nodi ideologico-religiosi vengono enucleati gli elementi di rilevanza antropologica, non senza rilanciare verso livelli “altri”, che lasciano il terreno dell’ermeneutica per sfondare verso aperture teosofiche e di ragione metafisica.
