Abstract
Il saggio esplora la dimensione auratica e carismatica delle armi nel discorso epico, analizzando come la loro rappresentazione trascenda la mera funzione operativa per farsi veicolo di significati simbolici, estetici e antropologici. L'indagine si sofferma sul potere seduttivo delle armi e sul legame intrinseco tra la bellezza degli strumenti d'offesa e la loro azione letale. In definitiva, il contributo delinea una “critica delle armi” capace di svelare le logiche culturali e le grammatiche simboliche che rendono gli strumenti di morte oggetti di irresistibile attrazione e feticci di potere.

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