La pratica di Rabih Mroué (1967, Beirut), utilizzando tecniche e media diversi, si pone all’intersezione tra arti visive e teatro, sfidando gli strumenti tradizionali di entrambi. Le opere dell’artista raggiungono il pubblico con una postura impegnata e la sua ricerca spesso prende abbrivio dalla storia recente del Medio Oriente e in particolare del Libano, con avvenimenti come la guerra civile tra il 1975 e il 1990 o il conflitto con Israele dal 1982. La rappresentazione della guerra e della morte hanno spesso un ruolo centrale nelle opere di Mroué. Affascinato dai meccanismi della comunicazione e della rappresentazione nel teatro, nel cinema, nella fotografia, ma anche nei mass media, nell’era di internet e dei social media, a emergere dalla sua ricerca sono spesso triangolazioni e cortocircuiti tra questi strumenti, il loro rapporto con narrazione istituzionale e contro-narrazione, la relazione tra realtà e finzione. Attraverso l’analisi di alcune sue opere, l’articolo intende rilevare l’attitudine di Mroué nell’offrire al pubblico riflessioni sempre acute, volte a evidenziare l’ambiguità delle immagini e dei meccanismi della comunicazione, a proporre spunti di riflessione, mai posizioni determinate. Ciò che l’artista intende stimolare con la sua opera sono infatti visioni critiche che non cerchino mai di ridurre la complessità.