Questo contributo indaga il ruolo e il potenziale trasformativo delle residenze artistiche (Artists-in-Residence, AiR), intese come spazi liminali capaci di resistere alle logiche produttivistiche dello spettacolo contemporaneo e di sperimentare nuove modalità di relazione, creazione e coinvolgimento comunitario. Le residenze non sono concepite soltanto come luoghi di ricerca e creazione, ma come veri e propri laboratori di condivisione e co-creazione, in cui la corporeità e l’agency delle/i partecipanti assumono una funzione costitutiva sia nel processo artistico che in quello sociale. La ricerca prende avvio dal caso di studio Dies Irae. Concerto per donne e martelli, una residenza intensiva di sette giorni svoltasi presso L’Arboreto – Teatro Dimora di Mondaino, condotta dalla performer Gloria Dorliguzzo insieme al musicista Gianluca Feccia. Il progetto ha coinvolto un gruppo di donne in un’esperienza immersiva tra movimento e suono, orientata all’ascolto reciproco e alla creazione di una comunità temporanea. L’indagine si concentra sugli impatti trasformativi dei processi artistici partecipativi e sulle trasformazioni che emergono nelle relazioni tra artisti, partecipanti e processi creativi, mostrando come l’ecosistema della residenza favorisca nuove configurazioni di ruoli, poteri e pratiche condivise. L’approccio etnografico integra osservazione diretta, interviste, focus group e diari digitali via WhatsApp, delineando un’ecologia metodologica capace di cogliere percezioni, dinamiche collettive e processi riflessivi nei contesti performativi partecipativi.