L’ascolto, storicamente modellato da paradigmi udenti e sistemi audio-fonocentrici, viene ripensato attraverso le epistemologie Sorde come performatività trans-corporea, oltre la mera competenza cocleare o l’articolazione di un suono dato. Nel lavoro dell’artista Sorda Christine Sun Kim, il suono si configura come intreccio di intensità tattili, correnti affettive, vettori dello sguardo, pattern di frequenze che plasmano la sfera acustica in una commistione di vibrazioni, movimenti, odori e variazioni di temperatura e vettori discorsivi. Integrando Deaf, Sound e Performance Studies con il neomaterialismo ecocritico, le dinamiche dell’ascolto vengono osservate come co-emergenza di corpi, materie vibranti e saperi incarnati in relazioni intra-agenti. La soggettività che “sente” non si limita a inserirsi nell’entanglement delle cose, ma vi partecipa modulando e venendo modulata da pressioni, sfioramenti, tocchi, discorsi e pratiche di resistenza e riparazione. In questo contesto, l’ascolto diventa un con-vibrare, una pratica etico-politica capace di sfidare posizioni audiste, gerarchie sensoriali e barriere del suono, all’interno di un orizzonte di «giustizia acustica» che richiede di costruire, ridefinire e contestare valori e norme.