Claudia Cantale è sociologa digitale e docente di sociologia delle comunicazioni di massa e dei media digitali presso l’Università di Catania. Si occupa di culture digitali attraverso metodi e strumenti digitali, prediligendo approcci etnografici. Le aree di indagine principali sono relative alle conseguenze del capitalismo delle piattaforme sulle pratiche delle comunità digitali e le culture giovanili digitali. Tra le sue pubblicazioni: Gli Uomini e i testi. Un approccio sociologico alla lettura e alla scrittura (ledizioni.it, 2019) e Romance e Social Reading. Comunità in rete tra piattaforme e algoritmi (Carocci, 2024). Più recentemente i suoi interessi scientifici seguono due filoni di ricerca, uno dedicato alla relazione tra le logiche neoliberiste delle piattaforme e l’attivismo digitale; e l’altro più strettamente legato all’immaginario delle produzioni culturali secondo la prospettiva critica del capitale sessuale.
Guido Anselmi è Professore Associato di Sociologia all’Università di Catania, dove insegna sociologia culturale, digitale e della globalizzazione. Studia l’impatto sociale e culturale delle tecnologie digitali, con un’attenzione particolare al capitalismo delle piattaforme, agli immaginari che lo sostengono e ai metodi digitali e computazionali per l’analisi sociologica. Ha scritto due libri dedicati ai metodi digitali: uno sulle dimensioni politiche ed epistemologiche delle piattaforme, l’altro sulla trasformazione della cultura del consumo attraverso la loro piattaformalizzazione. Attualmente lavora su due progetti: uno sulla GenAI, analizzata dal punto di vista dell’economia politica e dei metodi di ricerca; l’altro sugli immaginari delle piattaforme come risorse simboliche che contribuiscono al loro potere monopolistico.
Irene Di Mauro collabora con l’Università di Catania e svolge attività di ricerca nell’ambito degli studi critici sull’intelligenza artificiale. Il suo lavoro si concentra sull’analisi dei bias di genere ed etnia nei sistemi di intelligenza artificiale generativa, con particolare attenzione alle modalità attraverso cui le infrastrutture algoritmiche riproducono disuguaglianze sociali e culturali attraverso dataset e modelli linguistici apparentemente neutrali.
Il contributo analizza la memoria come pratica di resistenza all’interno del capitalismo delle piattaforme, dove la produzione e l’archiviazione dei dati diventano strumenti di controllo e diseguaglianza epistemica. Nella prima parte, il saggio esplora come l’intelligenza artificiale, lungi dall’essere neutrale, rifletta e amplifichi le strutture di potere del capitalismo cognitivo, producendo forme di colonizzazione algoritmica (Noble, 2018; Crawford, 2021). In questa prospettiva, la memoria non è più un deposito neutro, ma un campo di lotta simbolica: la sua decolonizzazione implica il ripensamento dei data set, delle gerarchie di conoscenza e delle narrazioni che essi incorporano. La seconda parte è dedicata al lavoro dell’artista afroamericana Stephanie Dinkins, che attraverso progetti come Not the Only One utilizza l’intelligenza artificiale per restituire voce e memoria alle comunità afrodiscendenti. La sua pratica artivista costruisce contro-archivi per dare vita a soggettività sintetiche postume dotate di agentività, proponendo un uso situato e affettivo dei dati come forma di digital memory activism. Dinkins pratica processi di riappropriazione della tecnologia per sovvertire le logiche estrattive dei sistemi algoritmici e per generare un immaginario decolonizzato dell’intelligenza artificiale.
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