Il paper propone una lettura critica dell’opera audio-visiva Core Dump (2018–2019) di François Knoetze come dispositivo estetico che interroga le genealogie coloniali e razziali dell’immaginario tecnologico moderno. Articolata in quattro capitoli situati lungo la filiera globale della tecnologia, l’opera mette in tensione la presunta linearità del progresso e attiva, attraverso la metafora informatica del core dump, una riflessione sui potenziali “punti di ripristino” da cui riarticolare la temporalità coloniale. Muovendo dal concetto di «colonialismo ricorsivo» del Critical Computation Bureau (2021), il paper mostra come Core Dump costruisca una genealogia coloniale della macchina, inscrivendo il corpo nero razzializzato nel cuore stesso della tecnicità moderna e mettendo in discussione la razionalità servo-strumentale che informa l’epistemologia moderna nella sua declinazione tecnica (Atanasoski, Vora 2019). Attraverso l’analisi delle figure cyborg che emergono nei video, l’articolo evidenzia come l’opera sovverta la relazione servo/padrone e prefiguri un'alleanza tra soggettività razzializzate e oggetti tecnici.La tecno-poetica di Knoetze pone così in crisi la struttura ricorsiva dell’epistemologia razziale moderna e opera come prefigurazione di futuri tecnologici postcoloniali, nei quali la tossicità e i residui materiali della modernità tecnologica si convertono in possibilità di liberazione e di ridefinizione delle categorie di umano.