Il contributo indaga la ricerca artistica performativa come pratica critica per interrogare il Mediterraneo contemporaneo nei suoi dispositivi necropolitici, con particolare attenzione ai territori dell’Italia centro-meridionale e delle aree interne. Attraverso l’intreccio di Performance Studies, teorie post- e decoloniali e prospettive neomaterialiste, la riflessione si articola intorno a tre nozioni cardine: la necropolitica, nel senso proposto da Achille Mbembe, come esercizio della sovranità sulla vita e sulla morte; le necroscritture, secondo Cristina Rivera Garza, come forme di scrittura attraversate dalle morti inquiete e dai residui dell’umano; e il disarmo epistemico, come sospensione delle epistemologie dominanti e apertura a una conoscenza medianica, relazionale e trans-corporea. Attraverso l’analisi di tre lavori — The Last Lamentation di Valentina Medda, Attuning to / Resonating with (Sulcis) di Nicola Di Croce e Body Farm di Silvia Rampelli — il testo evidenzia come la performance, nelle sue posture di sottrazione e impermanenza, elabori pratiche di sintonizzazione e di decomposizione capaci di interrogare i regimi necropolitici che attraversano il Mediterraneo. La ricerca approda alla definizione del disarmo come pratica epistemica, metodologica ed estetica: gesto di spoliazione e di unlearning (Spivak), che sospende la volontà rappresentativa per aprire spazi di comunanza, riparazione e riemersione del più-che-umano.