EDUCAZIONE LINGUISTICA

L’ORALITÀ A SCUOLA, DA PLATONE AL PORTFOLIO EUROPEO DELLE LINGUE

Alberto A. Sobrero

Abstract


L'oralità risulta primaria rispetto alla scrittura sia per quanto riguarda la razza umana (filogenesi) sia per quanto riguarda lo sviluppo individuale (ontogenesi), tuttavia essa ha sempre goduto di minor prestigio della scrittura.

Nella prima parte di questo articolo sono ricostruiti i diversi momenti in cui questa gerarchia è stata fondata e si è affermata stabilmente: dai contrasti epocali tra Socrate e  Platone da una parte e i Sofisti dall'altra all'affermazione della centralità della scrittura da parte di Aristotele e degli aristotelici; fino, poi, all'Illuminismo, in cui l'oralità veniva ormai identificata con l'inciviltà, la rozzezza e l'arretratezza, posizione che in qualche misura permane ancora oggi.

Nella seconda parte dell'articolo si ricostruisce il graduale recupero del valore dell'oralità nell'insegnamento linguistico, attraverso un'analisi dei programmi scolastici italiani, dalla Legge Casati del 1859 ai Programmi della scuola media e di quella elementare rispettivamente del 1979 e del 1985, alle più recenti "Indicazioni Moratti e infine alle "Indicazioni Fioroni". In queste ultime si sottolinea la necessità di finalizzare l'insegnamento dell'oralità anche a scopi interculturali più ampi, prioritari nella società attuale, quali il rispetto e la promozione delle differenze linguistiche e culturali, lo sviluppo del plurilinguismo; la centralità e l'autonomia dell'apprendente.

 

Historically, the oral tradition has been more important than writing, both in human history (philogenesis) and in individual, personal history (onthogenesis), but it has always had far less prestige.

The first part of this paper surveys important moments in the formation and establishment of this hierarchy, starting from the fundamental contrast between the Sophists on the one hand, and Socrates and Plato from the other, to the centrality of Aristotle and Aristotelianism, up to the Age of Enlightenment and the identification between orality, barbarism and roughness, still common today.

In the second part, the gradual rediscovery and positive reevaluation of the oral tradition in language teaching is mapped out. Italian school programmes are analyzed, from Legge Casati (1859)  to the Programmes of 1979 and 1985, up to the recent 'Indicazioni Moratti' and 'Indicazioni Fioroni'. These latest pieces of legislation underline the need to highlight the oral tradition within didactics to meet the wider intercultural  goals that today have become real priorities.  This in order to promote respect for linguistic and cultural diversity, the development of plurilingualism as well as the centrality and autonomy of learners within the learning process.

 


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DOI: https://doi.org/10.13130/2037-3597/646

NBN: http://nbn.depositolegale.it/urn%3Anbn%3Ait%3Aunimi-6687

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ISSN: 2037-3597
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