“Eppure hanno dato il loro nome alla terra” (Sal 49, 12). La Santa Sede e la via della diplomazia tra Israele e Palestina
DOI:
https://doi.org/10.54103/1971-8543/31611Parole chiave:
Santa Sede, Israele, Palestina, Terra Santa, Relazioni diplomaticheAbstract
Uno dei contesti più insidiosi per la diplomazia contemporanea è senza dubbio quello della Terra Santa, nel continuo e mai sopito fuoco incrociato del conflitto israelo-palestinese. L’articolo intende analizzare l’operato della Santa Sede quale soggetto di diritto internazionale all’interno di questo difficile scenario, partendo da un’analisi storica dei presupposti che nel Novecento hanno segnato i rapporti tra la Chiesa cattolica e il movimento sionista, dai primi contatti nel pontificato di Pio X fino alla nascita di Israele. Dopo un breve accenno agli scogli teologici che hanno marcato il rapporto tra cattolicesimo ed ebraismo, anche considerando l’apporto del Concilio Vaticano II, si prendono in esame singolarmente gli Accordi della Santa Sede con le parti in lotta. Dapprima l’Accordo fondamentale del 1993 con lo Stato di Israele e il successivo Accordo sulla personalità giuridica del 1997, e in seguito l’Accordo di base del 2000 con l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina, per arrivare infine al riconoscimento dello Stato di Palestina e al relativo Accordo globale del 2015. Nella parte conclusiva, questi strumenti giuridici vengono osservati alla luce della situazione attuale, considerando la posizione della Santa Sede dinanzi al conflitto e le possibili prospettive di intervento della Chiesa e delle istituzioni cattoliche.
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