Tunisia: towards a new confessional presidentialism?
DOI:
https://doi.org/10.54103/1971-8543/31803Parole chiave:
Tunisia, Costituzione del 2014, Costituzione del 2022, Islam e Stato, iper-presidenzialismo, Kais SaiedAbstract
Dal 2014 la disciplina giuridica della religione in Tunisia ha conosciuto una trasformazione profonda: la Costituzione del 2014 cercava un equilibrio tra Islam e Stato ‘civile’ fondato sulla cittadinanza e sul primato del diritto, mentre la Costituzione del 2022 privilegia i ‘fini dell’Islam autentico’ (maqāṣid) ed elimina il riferimento espresso allo Stato ‘civile’. L’articolo ricostruisce questa svolta costituzionale e la colloca nel percorso politico del Paese, dalla presidenza Essebsi alla concentrazione di poteri nelle mani di Kaïs Saïed (2019-2025), includendo il ricorso alle misure eccezionali nel 2021, il referendum del 2022, la ristrutturazione del potere legislativo e della magistratura e l’inasprimento delle restrizioni alla libertà di espressione. Si sostiene che la Carta del 2022 istituisca un regime iper‑presidenziale che indebolisce i contrappesi, ricentra la religione nel quadro normativo statale e riduce lo spazio per il pluralismo politico e per le libertà civili. In conclusione, il nuovo assetto tunisino prefigura una forma di ‘presidenzialismo confessionale’ che si discosta dal compromesso pluralista del 2014, con il rischio di consolidare un ordine costituzionale illiberale.
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