… rimanendo in punta di piedi, il Giudice costituzionale torna sull’obiezione di coscienza nell’interruzione volontaria della gravidanza (Note a margine della sentenza n. 42 della Corte costituzionale depositata il 27 marzo 2026)
DOI:
https://doi.org/10.54103/1971-8543/32310Parole chiave:
obiezione di coscienza, libertà riproduttiva della donna, prestazione sostitutiva, diritti inviolabili e doveri inalienabiliAbstract
L’Autore analizza, in questo breve saggio, i principali e più rilevanti contenuti della sentenza n. 42 del 2026 della Corte costituzionale italiana che, ancora una volta, è ritornata sull’obiezione di coscienza confermando la sua centralità caratterizzante nella disciplina positiva dettata dalla legge n. 194 del 1978 e che non consente di predisporre nessuna misura di pressione indebita realizzata con l’obiettivo di provocare il mutamento delle convinzioni e dei comportamenti professionali dettati da ragioni di coscienza. Dopo aver esplorato le più recenti pronunce della giurisprudenza amministrativa italiana che hanno definito, anche se in maniera del tutto parziale, il perimetro delle attività professionali precluse all’obiettore, l’Autore sottolinea che il Giudice costituzionale non ha ritenuto opportuno entrare nel merito particolareggiato delle questioni lasciando irrisolti alcuni nodi centrali: se all’obiettore è preclusa la redazione del certificato d’urgenza e di quella relazione indirizzata al Giudice tutelare nel caso delle donne minorenni. Non lo ha fatto, dimostrando di voler ancora restare in quello spazio di neutralità che sarebbe stato opportuno abbandonare per dare una risposta inequivoca ai molti interrogativi che ancora esistono. Conclude formulando l’auspicio che le clausole di garanzia
dell’obiezione di coscienza nel campo dell’interruzione volontaria della gravidanza (IVG) siano finalmente rivisitate visto l’elevato numero di obiettori presenti in Italia con l’introduzione di quella prestazione sostitutiva che rinforza la sua autenticità, perché senza verità la coscienza si svilisce, perde forza e vigore e trasmigra nei fantasmi prodotti dall’egoismo imperante o dall’ipocrisia diffusa.
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