Saggi

Francescanesimo wittgensteiniano. Un’indicazione storiografica tra provocazione e proposta

Marco Damonte

Abstract


Anthony Kenny e Orlando Todisco, in due diversi contesti, hanno proposto un originale accostamento tra Wittgenstein e alcuni filosofi francescani. Alla luce di questi studi è possibile chiedersi quale valore possa avere la nozione di francescanesimo wittgensteiniano e quale utilità essa ricopra nell’identificare i caratteri di una filosofia francescana. Nella prima parte considererò l’atteggiamento di Kenny nei confronti di Duns Scoto, le cui tesi, dapprima frettolosamente associate a quelle del neopositivismo, vengono poi adeguatamente contestualizzate all’interno della contrapposizione tra la tradizione neoplatonica-agostiniana e l’aristotelismo radicale nell’Università di Parigi. Nella seconda parte, analizzerò il parallelo suggerito da Todisco tra Wittgenstein e Occam, con particolare attenzione alla filosofia del linguaggio, alla critica alla metafisica e alla nozione di ineffabilità. Dopo aver evidenziato i limiti storiografici di entrambe queste proposte, concluderò sostenendo che il francescanesimo wittgensteiniano non può essere considerato un progetto di ricerca autonomo capace di stabilire delle tesi comuni. Esso comunque non è una mera provocazione, in quanto offre interessanti considerazioni circa una affine modalità di porsi gli interrogativi filosofici da parte di Wittgenstein e dei filosofi francescani. Questo esito permette di identificare alcune condizioni necessarie perché si possa parlare di una filosofia francescana all’interno della storia della filosofia.

 

In two very different contexts, Anthony Kenny and Orlando Todisco have proposed an original combination between Wittgenstein and some Franciscan thinkers. Thanks to their studies it is possible to question the value and the usability of the expression Wittgensteinian Franciscanism in order to identify the features of a Franciscan philosophy. In the first paragraph, I will take the approach of Kenny about Duns Scotus into consideration. At the beginning of his career, Kenny hastily associates Scotus’ theses to the Neo-Positivistic ones, but in his mature works, Kenny adequately contextualizes them within the contrast between, on the one hand, the Neoplatonic-Augustinian tradition and, on the other, the radical Aristotelism held at the Paris University. In the second paragraph, I will study in depth the parallelism suggested by Todisco between Wittgenstein and Occam, paying particular attention to the philosophy of language, to the criticism toward some types of metaphysics, and to the notion of ineffability. After having underlined the historiographic limits of both of these proposals, I will conclude arguing that Wittgensteinian Franciscanism cannot be appreciated as an autonomous research project able to establish common theses. All the same, it is not a mere provocation, in fact it presents interesting considerations about analogous modalities to submit philosophical questions shared between Wittgenstein and Franciscan thinkers. This outcome allows to distinguish some necessary conditions in order to identify a Franciscan philosophy in the history of Western thought.


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DOI: https://doi.org/10.13130/2035-7362/10362

NBN: http://nbn.depositolegale.it/urn%3Anbn%3Ait%3Aunimi-22920