Un unico partito possibile?
Teodicea e determinismo nel pensiero di John Wyclif

  • Luigi Campi

Abstract

La riflessione del maestro inglese può senz’altro essere considerata per molti versi forte: basti pensare alla piena fiducia riposta nella convergenza di ragione e fede e nella sinergia di metafisica realista e logica della scrittura. Tuttavia, non mancano tracce di debolezza: il discorso teologico del primo Wyclif non solo è più complesso e articolato di quanto non si sia soliti pensare, ma oltretutto sembra condurre a conclusioni ben lontane dall’affermazione estrema e urtante di un unico partito possibile per Dio e per l’uomo. Quanto alle formulazioni più mature, oltre alla possibilità di rintracciare indizi di debolezza nello spirito delle tesi giovanili, sembra anche attestabile la presenza di tracce di indebolimento: questo è il bilancio da trarre circa gli interventi correttivi cui Wyclif sottopose le proprie dottrine teologiche, private con il procedere degli anni del sostegno garantito dai ben congegnati argomenti filosofici.

La stessa ricezione del suo pensiero da parte della tradizione (avversa o favorevole che fosse) può dirsi debole, viziata da fraintendimenti e da letture unilaterali, nonché spesso priva del conforto di riscontri testuali.

Il ritratto ben noto del riformatore inglese – alla luce di quanto detto sin qui – reclama forse un ricorso più convinto al chiaro-scuro. Basti pensare al dubbio circa l’efficacia del tentativo proposto proprio nel giovanile De universalibus, così come nel De dominio divino, di una conciliazione tra la necessità degli eventi futuri quoad prescienciam Dei e la libertà umana di determinare le proprie azioni, che pure sembrerebbe suffragata da molte evidenze testuali.

Un modo, questo, per dire che la ballata leggendaria di un Wyclif determinista (presunto o meno) continuerà ancora a essere cantata.

Biografia autore

Luigi Campi

Dottorando

Università degli Studi di Salerno

 

Pubblicato
2008-12-21