Nominis umbra. L’emersione dall’anonimato nella sperimentazione di un’anagrafica di stato a Milano nel secondo Quattrocento

Autori/Autrici

DOI:

https://doi.org/10.54103/2611-318X/30110

Parole chiave:

Milano, Sforza, Demografia, Nomi, Cognomi, Soprannomi

Abstract

Dal punto di vista degli studi di onomastica, il contesto milanese lascia ancora, per il basso medioevo, ampi margini di approfondimento. Le Cancellerie degli organi centrali del governo sforzesco sfornavano quotidianamente liste, elenchi, repertori, registri che descrivono, contano, concedono, vietano, includono ed escludono: tra questi, i Libri Mortuorum, ossia la trascrizione su registro dei bollettini prodotti dall’Ufficio di Sanità, che riportano i casi di decesso occorsi ogni giorno entro il perimetro cittadino. Il repertorio onomastico espresso da questa fonte, istituita da Francesco Sforza a partire dal 1451, di cui sono state prese in esame alcune annate, comprese tra il 1452 e il 1485, rappresenta un patrimonio ricchissimo di nomi, considerato che vi risultano registrati, oltre agli uomini adulti, le donne e i bambini, a partire dai neonati di poche ore di entrambi i sessi, senza distinzione cetuale, di religione o di provenienza.

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Pubblicato

2026-02-09

Come citare

Vaglienti, F. (2026) «Nominis umbra. L’emersione dall’anonimato nella sperimentazione di un’anagrafica di stato a Milano nel secondo Quattrocento», Studi di storia medioevale e di diplomatica - Nuova Serie, pp. 241–267. doi: 10.54103/2611-318X/30110.