Abstract
Questo articolo esamina la riappropriazione delle storie tradizionali – miti, fiabe e epica – da parte delle artiste del femminismo della seconda ondata, con un approfondimento sul lavoro interdisciplinare di Joan Jonas. Le storie popolari sono state spesso criticate dal femminismo per il modo in cui rappresentano le donne e il loro destino. Sebbene vi sia un’immensa varietà all’interno di questi generi, i racconti sono stati spesso percepiti come maschiocentrici; le donne sono assenti o esistono solo al servizio dei protagonisti maschili. È quindi sorprendente trovarli come oggetto di lavoro delle femministe della seconda ondata. Eppure, durante questo periodo di trasformazione, segnato da sperimentazione, attivismo e autorealizzazione, le artiste e le scrittrici femministe hanno attinto a piene mani da queste storie, esplorando le tensioni e le possibilità che offrivano. Le artiste femministe, come Jonas, hanno partecipato al cambiamento radicale all’interno delle arti e alla generazione di nuove forme, in particolare alla proliferazione della performance artistica. Influenzate dal post-strutturalismo, strutture interdisciplinari innovative hanno destabilizzato i significati e illuminato la complessità e l’ambiguità dei racconti. La varietà degli approcci evidenzia la differenza delle posizioni e delle sensibilità all’interno del femminismo della seconda ondata e le molte contraddizioni insite nel movimento, che hanno influenzato in modo significativo sia l’arte che la società contemporanea.
