Abstract
I personaggi dei poemi cavallereschi sono parte di una tradizione secolare che ne ha così ben definito le caratteristiche da farli diventare caratteri fissi, portatori di valori, pregi o difetti condivisi e universali. Rinaldo è il cavaliere ribelle, guascone, ladro e sempre pronto ad alternare l’impresa militare a quella amorosa; Orlando è il miles Christi, casto e integerrimo, devoto alla causa; Astolfo è il cavaliere bello e buffone. Se però queste lunghe vite di finzione si analizzano in una prospettiva diacronica, si può osservare che, pur mantenendo una fisionomia riconoscibile, i personaggi abbiano subito dei cambiamenti, si siano evoluti e la loro semplicità sia diventata man mano complessità. Tra i personaggi più famosi della tradizione, Rinaldo è quello che meglio si adatta a questa analisi perché le sue avventure hanno assunto un ruolo fondamentale nello sviluppo dei romanzi italiani in ottava rima: dalla seconda metà del Quattrocento e per tutto il Cinquecento. Per costruire la storia del personaggio si è quindi setacciato un corpus letterario nel quale individuare quali tratti componenziali sono mantenuti, quali modificati e quali abbandonati. La selezioni di testi cavallereschi comprende i Cantari di Rinaldo da Monte Albano, il Morgante di Pulci, la Morte del Danese di Cassio da Narni, l’Antheo gigante e i Triomphi di Carlo di Francesco dei Lodovici.
