Abstract
Il contributo intende studiare due precise declinazioni della similitudine della caccia al cervo nell’ambito del genere epico-cavalleresco. Per quanto concerne quello d’ascendenza erotica, spesso il topos è associato a figure femminili nella doppia accezione di soggetto-amante ferito dalla freccia amorosa oppure di oggetto-amato che fugge, inseguito da famelici veltri. Di diversa natura è l’impiego del simbolo nel contesto militare: il referente collettivo (uno dei due eserciti coinvolti nella battaglia) viene descritto in tutta la sua vulnerabilità e passività poiché è ritratto come una cerva che fugge davanti al leone (il guerriero che guida l’armata nemica) che ne ha straziato i cuccioli. Tale indagine inedita dimostrerebbe non solo l’effettiva presenza di una costante tematica e simbolica che contraddistingue il genere ma, soprattutto, la contiguità, spesso problematica, fra i due ingredienti del poema epico-cavalleresco del XVI secolo: le armi e gli amori.
