Abstract
La composizione del Mondo creato si configura, per Tasso, non solo quale cimento nel versante della poesia sapienziale, ma determina anche la ridefinizione della figura del poeta: a fronte della postura tendenzialmente defilata adottata dal poeta della Liberata, si presenta ora al lettore un poeta disposto, a più riprese, a prendere la parola per fornire indicazioni sul proprio agire poetico. Il silenzio, inusuale per Tasso, in sede teorica circa la natura di questa nuova poesia impone di rivolgere lo sguardo proprio ai luoghi di emersione della voce del poeta nel tentativo di definire le coordinate della poesia del Mondo creato. L’analisi di questi luoghi – ora i proemi, ora le similitudini, ora le sezioni di transizione – offre il ritratto di una grammatica chiaroscurale, frutto della presenza di norme esplicitamente rivendicate, ma costantemente sottoposte alla tensione derivante dalla loro paventata o sottaciuta, ma mai aprioristicamente respinta, infrazione.
