Saggi

I lectores medioevali tra il libro e il testo

Federica Riviello

Abstract


L’intento del lavoro è di problematizzare alcuni aspetti, generalmente ritenuti emblematici, della relazione tra i litterati medievali e il libro – nelle sue declinazioni di Testo sacro, Libro della natura e auctoritates.
L’impiego, come strumenti di lavoro, di concetti di recente elaborazione e di osservazioni di pensatori contemporanei sull’argomento, non è finalizzato ad attualizzare tale relazione, quanto piuttosto ad ampliare i punti di vista su di essa e a metterne alla prova la capacità di offrire originali spunti di riflessione.
Le proposte teoriche di Jacques Derrida, Michel Foucault e Roland Barthes sono qui adoperate come esemplificazioni di un’interpretazione che ha storicamente reso quasi paradigmatico il modo di leggere dei docti, specialmente altomedievali. Tuttavia, alcune definizioni della Scrittura – il libro per eccellenza – proposte da questi ultimi, nonché la teorizzazione del suo quadruplice senso sembrano smussare la radicalità di queste osservazioni.
Concetti quali “funzione-autore” di Foucault e “testo” di Barthes sono invece adottati per considerare all’interno di una diversa cornice teorica il confronto dei doctores, in particolare bassomedievali, con le cosiddette auctoritates.
Nella visione ordinaria la reverenza nei confronti dell’autore, divino o umano, la ricerca e la riproposizione fedele di un significato univoco dell’opera aldilà dei segni, naturali o culturali, che lo veicolano costituiscono tratti tipici dell’atteggiamento dei lettori medievali. A fronte di questi aspetti, tuttavia, è possibile sottolinearne altri eterodossi e perlopiù trascurati, quali la rilevanza attribuita all’interpretazione, prassi ineludibile e da disciplinare, al ruolo del lettore e alla sua fruizione attiva e produttiva dei testi.

The aim of the work is to problematize some aspects generally considered representative of the relationship between medieval savants and the book - in its variations of Bible, Book of Nature and so-called auctoritates.
The use, as tools, of newly developed concepts and observations of contemporary thinkers on this subject, is not aimed at updating this relationship, but rather at expanding the points of view on it and testing its ability to adduce original food for thought.
The theoretical suggestions of Jacques Derrida, Michel Foucault and Roland Barthes are used here as examples of an interpretation that has historically made almost paradigmatic the way of reading of early medieval writers. However, some definitions of Scripture - the book by definition - proposed by them and the theory of its fourfold sense seem to blunt these drastic observations.
Concepts such as Foucault’s "author-function" or Barthes’ "text" are used to consider in a different theoretical context the relation between late medieval thinkers and the so-called auctoritates.
In ordinary vision the reverence for the divine or human author, the research and the revival of a true single meaning of his work beyond its natural or cultural signs are typical features of the attitude of medieval readers.
In relation to these aspects, however, it is possible to highlight other heterodox and less considered ones, such as the importance given to the interpretation, inescapable practice that has to be regulated, to the reader’s role and to his active and productive use of texts.

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DOI: https://doi.org/10.13130/2035-7362/2202

NBN: http://nbn.depositolegale.it/urn%3Anbn%3Ait%3Aunimi-6214