N. 2.
Muse
Muse è uno spazio digitale aperto e condiviso, dove le arti si incontrano senza barriere disciplinari. Il nome si ispira alle Muse dell’antica Grecia, custodi di un sapere eterno che unisce gesto, parola e visione. La rivista raccoglie e intreccia prospettive diverse, invitando a esplorare la totalità delle arti, come un coro che armonizza la pluralità delle forme espressive.
Nel secondo numero di Muse: dalla poetica di Frederick Delius letta alla luce dell'ecomusicologia e del rapporto tra musica, parola, estetiche del primo Novecento e natura (Testa), al soundscaping storicamente progettato e all'esperienza di fruizione artistico-museale immersiva di un luogo d'arte toscano (Fialà), al rapporto tra musica e danza nel primo Seicento romano (Panzanaro), al delicato equilibrio tra critico, curatore, artista contemporaneo e luogo dell'esposizione (Bronzino), al rapporto tra proprietà intellettuale e AI (Munno), alle vestigia monteverdiane del Combattimento di Tancredi e Clorinda nella musica inglese del Novecento (Salcito), al peculiare lascito di Jean-Maurice Cébron nell'arte coreutica dei nostri giorni (Marchese), ai legami tra pedagogia e design devices (Damiano). Non dimentichiamo poi gli interventi, da quello di Maurizio Baglini sulla dimensione ontologica dell'interprete e dell'interpretazione in rapporto alla pagina scritta del compositore-autore, a quello di Patrizia Florio sullo straordinario patrimonio musicale che le biblioteche dei Conservatori preservano e tramandano e sulle loro prospettive, a quello di Tiziana Carpinteri che ricapitola l'evoluzione del concetto di patrimonio culturale materiale e immateriale, fino a quello di Dell'Aversana, Parente, Marchese e Menale, che affronta la nozione di opera d'arte vista come stringa di dati di diversa natura e discute come la tutela giuridica del diritto d'autore possa affrontare le sfide poste dall'AI. Completano il numero le recensioni di Marta D'Atri, Giovanna Carugno, Patrizia Bertolini, Maria Luigia Gioffrè e Federica Zianni.
Cover — La griglia simbolo di ordine, struttura e metodo viene messa in relazione con la forma organica e mutevole della nube, creando un dialogo tra elementi geometrici e figurativi a rappresentare le discipline AFAM e il loro linguaggio eterogeneo all'interno della rivista che mette in contatto differenti sguardi sulla realtà artistico-progettuale.
Copertina a cura di Giovanni Capoccia.