Call for papers per DV 15

Mistica e conoscenza

 

La domanda fondamentale da cui nasce questo numero della rivista è la seguente: è possibile mettere a confronto l’atteggiamento caratteristico di una linea del pensiero mistico medievale con alcuni aspetti del pensiero contemporaneo? Quali in particolare?

Un primo elemento da considerare riguarda il modello tipico della riflessione monastica del XII secolo, in cui la prospettiva mistica, con linguaggio fortemente metaforico, descrive un percorso conoscitivo nel quale il soggetto si assimila all’oggetto conosciuto (dinamica descritta in analogia alla relazione tra amante e amato).

In questa prospettiva nel contesto del pensiero monastico del XII secolo appaiono rilevanti la scuola di san Vittore e il mondo cistercense, che presentano aspetti di originalità con cui la tradizione viene ripresa alla luce di una nuova sensibilità “umanistica” e può essere confrontata con altre proposte filosofiche del periodo. 

Lo stretto rapporto con temi squisitamente filosofici emerge soprattutto nelle dottrine della conoscenza strettamente collegate alla tradizione agostiniana e, più in generale, all’eredità del neoplatonismo (Corpus Areopagiticum e Scoto Eriugena ad esempio).

Tra gli altri temi di origine medievale presenti nelle riflessioni dell’età contemporanea si possono rilevare una concezione della mistica come conoscenza affettiva e del linguaggio metaforico come strumento fondamentale di espressione.

Le domande a cui si tenta di trovare risposta sono, tra le altre, le seguenti:

Quali aspetti dell’insegnamento agostiniano sopravvivono in un momento in cui esso viene messo in profonda discussione dalla diffusione di nuovi testi aristotelici e dalla centralità progressivamente attribuita alla logica? Si pensi, ad esempio, a un autore rilevante come Giovanni di Salisbury, testimone dello scontro tra Bernardo di Chiaravalle e Abelardo.

Quali spunti emergono in questo senso da una riflessione storico-filosofica come quella di Mario Dal Pra, con particolare riferimento a Scoto Eriugena e Giovanni di Salisbury?


L’uso del linguaggio nel pensiero monastico, che consente di approfondire il rilievo attribuito alla metafora, permette un’apertura verso questioni a noi contemporanee? Si pensi ad alcune riflessioni recentemente sviluppate anche con riferimento alla filosofia moderna e contemporanea (Lakoff, Johnson, Hofstadter tra gli altri).


A partire dalla grande lezione di J. Leclercq sull’amore delle lettere come tratto decisivo della tradizione monastica, si potrebbe andare oltre per approfondire il posto della mistica sia nel pensiero teologico contemporaneo, sia nel pensiero per così dire “laico”? In entrambi i casi con una funzione probabilmente di alternativa alla tradizione neoscolastica, in cui si riconoscono grandi storici della filosofia medievale del XX secolo.

 

 

Mystics and Knowledge

 

The most fundamental question from which this journal’s number arise is the following: is it possible to compare the specific attitude of a line of medieval mysticism thought with some aspects of contemporary thought? Which are important in particular?

A first element concerns the typical model of monastic reflection of the 12th century, in which the mystical perspective, with a strongly metaphorical language, drafts a cognitive itinerary in which the subject assimilates itself to the known object (dynamics that is illustrated with the analogy of the relationship between the lover and the loved).

In this perspective, in the context of monastic thought of the 12th century, seems relevant the School of Saint Victor and the Cistercian world, which present some aspects of originality with which get again the tradition starting from a new “humanistic” sensitivity and could be compared with other philosophical proposals of the period.

The tight ratio with the themes that are typically philosophical appears especially in the theories of knowledge closely connected to the Augustinian tradition and, more generally, to the Neo-Platonic tradition (Corpus Areopagiticum and Scotus Eriugena, for example).

 Among the others topics of medieval origin that are present in the reflections of contemporary age, one can observe a conception of the mysticism like an affective knowledge and of the metaphorical language like a fundamental method of expression.

The following are the issues, among others, to which one tries to find an answer.

 1) Which are the aspects of the Augustinian teaching that survive in a period in which it is deeply discussed by the diffusion of the new Aristotelian texts and by the centrality progressively attributed to the logic? One could think, for example, to a relevant author like John of Salisbury, which testifies the disagreement between Bernard of Clairvaux and Peter of Abelard.

 2) Which are the ideas that appear in this meaning from a historical-philosophical reflection like that of Mario Dal Pra, with a particular reference to Scotus Eriugena and John of Salisbury?

 3) Does the use of language in monastic thought, which allows examining in depth the role of metaphor, permits an opening to contemporary questions? One can think, for example, to some reflections that are recently developed also with reference to the modern and contemporary philosophy (Lakoff, Johnson, Hofstadter among others).

 4) Beginning from the great teaching of J. Leclerq about the love of learning as a decisive feature of monastic tradition, can one go further to deepen the place of mysticism both in the contemporary theological thought and in that, as it were, “secular”? In either cases, this could likely have a function of alternative to the Neo-Scholastic tradition, in which the great scholars of history of medieval philosophy of the 20th century recognise themselves.