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Narrare il medioevo

Del medioevo, forse più che di altre epoche storiche, sono state e sono numerose, e talvolta contrastanti, le narrazioni e le rappresentazioni. Sappiamo che un’epoca storica, e quindi anche il millennio medievale, non esiste propriamente come oggetto definito e unitario, ma forse proprio di fronte alle molteplici letture che del medioevo sono state date nel corso della storia, diventa difficile contrapporre a visioni che si pretendono forti e unificanti un’ipotesi che invece sappia mettere in luce gli aspetti vari e plurali. Nel prossimo numero della rivista ci proponiamo di osservare il medioevo dal punto di vista della narrazione: un medioevo che si racconta e un medioevo luogo di narrazioni.
Saremmo lieti di ricevere contributi su questo tema secondo le due linee direttrici. Da una parte un mondo che racconta se stesso, la sua società, il suo orizzonte mentale, il suo immaginario, attraverso diverse forme letterarie, mettendo in evidenza le proprie peculiarità, ma anche le proprie contraddizioni, come accade nella Navigatio Sancti Brendani. Dall’altra parte un medioevo oggetto di narrazioni, in quanto si tratta di un’epoca che più di altre è stata capace di risvegliare l’immaginazione narrativa e, meglio di altre, permette di sondare l’idea che forse anche la storia sia una forma di narrazione (H. White).
L’opera letteraria di Umberto Eco è da questa prospettiva un punto di riferimento interessante e certamente ispiratore: i romanzi descrivono il suo medioevo probabilmente meglio dei suoi saggi, proprio perché la forma narrativa sembra meglio adattarsi a una molteplicità di prospettive, personaggi e ambienti che creano il proprio oggetto nel momento in cui viene raccontato. Il tema dell’auctoritas, della falsificazione, del viaggio, i luoghi dell’abbazia (Il Nome della rosa) o della corte (Baudolino), sono solo esempi di modi possibili di narrare il medioevo, epoca che ripropone tutta la sua vivace complessità pro
prio nella forma del romanzo.
Vanno in questa direzione anche numerose altre rappresentazioni, come accade in Il castello di Otranto (Walpole), Assassinio nella cattedrale (Eliot), Brancaleone, il romanzo (Age, Scarpelli, Monicelli), l’Ordalia (Chiusano) per citare solo alcuni titoli tra le centinaia che rinviano a quest’epoca in modi e con stili diversi. Ma molteplici sono anche le immagini non letterarie che indicano un’analoga tendenza narrativa, poiché il medioevo diviene oggetto di una narrazione che talora tende a proiettare nel passato esigenze del presente, come nel medioevo idealizzato e utopico di William Morris che si contrappone alla società mercantile e industriale dei suoi tempi.
Contributi che riflettano su questi argomenti, con particolare attenzione alle rappresentazioni del medioevo e ai modi di raccontare quest’epoca che emergono sia dal pensiero e dalla letteratura medievale, sia dal pensiero e dalla letteratura moderna e contemporanea consentiranno di delineare un’epoca che trova le sue molte identità nella costante e sempre nuova forma della narrazione.

The Middle Ages as a novel

Middle Ages has received, maybe more than other historical periods, different narrations and representations sometimes opposing. We know that an historical epoch, and then also the medieval millennium, is not existing as defined and unitary object, but in front of multiple readings that the Middle Ages in the course of history has received, it becomes difficult to oppose to strong and unitary representations an hypothesis in which emerges various and plural aspects. In the next isssue of “Doctor Virtualis”, we propose to study the Middle Ages from the point of view of narration: a Middle Ages that narrates itself and a Middle Ages as place of narrations.
We would be pleased to receives contributions on this theme from two lines of direction. On the one hand, a world that recounts itself, its society, its mental horizon, its imaginary, through different literary forms. In this way, it emphasizes peculiarities and contradictions of the age, as we can see in the Navigatio Sancti Brendani. On the other hand, a Middle Ages that is object of narrations, as a period that arouses narrative imagination and, more than other periods, allows to probes the conception of history as narrative form (H. White).
The literary works by Umberto Eco, according to this perspective, is certainly an interesting point of reference and a source of inspiration. His novels describe his Middle Ages maybe better than his essays, because the narrative form seems better adapted to a multiplicity of perspectives, characters and atmospheres, which create their own object at the moment in which it is told. Themes like those of auctoritas, falsification, travel, the places of abbey (The Name of the Rose) or court (Baudolino), are just examples of possible ways to narrate the middle age, a period that proposes its lively complexity in the form of novel.
According to this direction, there are different representations, as it happens in The Castle of Otranto (Walpole), Murder in the Cathedral (Eliot), Brancaleone, il romanzo (Age, Scarpelli, Monicelli), Ordalia (Chiusano) to mention just a few titles among the hundreds that refer to this era in different ways and styles. Nonetheless various and plural are also the non-literary images that indicate a similar narrative tendency, because the Middle Age becomes object of a narration that sometimes tends to project some present exigencies in the past, as in the idealised and utopic Middle Age of William Morris, which contraposes his ideal to the mercantilist and industrial society of his times.
Contributes that reflect on these arguments, with a particular attention to medieval representations and to the ways in which this period is narrated, as emerges from the medieval, modern and contemporary thought and literature, will make it possible to delineate a period that finds its different identity in the constant and always new form of the narration.

 

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