CFP: ANALOGIA E MEDIOEVO SIVE VENT’ANNI DI ANALOGIE

2021-02-07

CALL FOR PAPERS

Numero speciale per i vent’anni di “Doctor Virtualis” (2002-2022):

ANALOGIA E MEDIOEVO SIVE VENT’ANNI DI ANALOGIE

 

Alcuni studi del secolo scorso e altri più recenti hanno individuato nell’analogia almeno due aspetti significativi. Da una parte l’analogia è un particolare strumento argomentativo, forte dal punto di vista persuasivo, ma debole dimostrativamente (Perelman-Tyteca, Trattato dell’argomentazione. La nuova retorica). Dall’altra parte l’analogia è quasi un a priori cognitivo con cui l’uomo concettualizza il mondo e progredisce nella conoscenza (Hofstadter, Sander, L’analogie. Cœur de la pensée; e, da questo punto di vista la metafora, come tipo di analogia o analogia condensata, ha un ruolo fondamentale nella filosofia come si legge in Johnson, Philosophy’s Debt to Metaphor).

Il presente numero intende raccogliere contributi intorno a vari aspetti che riguardano l’analogia e il Medioevo, una questione che sorge a partire da un angolo prospettico particolare: un’ipotesi storiografica che costituisce uno dei trait d’union dei temi e delle ricerche dei primi vent’anni di attività di “Doctor Virtualis”. Nel Medioevo molte di quelle che a prima vista, o secondo certi schemi storiografici, sembrano essere dimostrazioni solide, dalle fondamenta stabili come cattedrali gotiche (Panofsky, Architettura gotica e filosofia scolastica), sono piuttosto modi di argomentare, ricerche costanti di ordine, di orizzonti di senso possibili, rappresentazioni di mondo (Parodi, La città di Dio e la storia. Escatologia e metafora in Agostino). L’analogia, che certamente ha trovato nel Medioevo molteplici usi a diversi livelli di riflessione, rappresenta uno dei più significativi indici e uno dei modi di pensiero più interessanti per proporre non tanto dogmatiche soluzioni, quanto piuttosto percorsi possibili.

 

Il Medioevo ha teorizzato sull’analogia, ha usato l’analogia in varie forme facendola diventare uno strumento filosofico e teologico di importanza decisiva. Variamente intesa per colmare l’abisso tra umano e divino – si pensi all’analogia di proporzione agostiniana o all’analogia di attribuzione tomista – è anche meccanismo intrinseco di ragionamento, come accade, ad esempio, tanto nel De trinitate di Agostino quanto nell’Itinerarium di Bonaventura.

Quali sono le basi testuali (grammaticali, logiche e retoriche) con cui i medievali hanno potuto utilizzare questo potente strumento non solo argomentativo, ma anche filosofico? Ancor più, in che misura l’analogia è indice di una peculiare rappresentazione del mondo e come diviene strumento cognitivo?

Alla luce della potenza argomentativa e cognitiva dell’analogia, si aggiunge una domanda sull’uso dell’analogia non solo da parte degli autori medievali oggetto di studio, ma anche da parte dello studioso che osserva il Medioevo. Spesso il Medioevo è stato oggetto di paragoni con altre epoche, talvolta in senso negativo (quando ad esempio, incrementando i pregiudizi, il Medioevo diviene il paradigma del buio della ragione o delle pessime condizioni materiali e tecniche), talaltra in senso positivo (quando diviene epoca dell’oro, come accade in certi momenti del Romanticismo o in certe rappresentazioni Neoscolastiche); e non sono mancati tentativi di osservarlo in rapporto ad altri periodi in modo per così dire neutro, per pura finalità euristica. È lecito proporre analogie tra epoche differenti? Quanto il paragone tra epoche consente di incrementarne le comprensioni specifiche senza rischiare di sovrapporne le specificità e senza perderne le sfumature? Significa forse riflettere su identità e radici di un oggetto di studio in un’epoca determinata per coglierne la profondità storica?

Con la presente Call for paper si intende quindi raccogliere contributi per stimolare il dibattito attorno a questi interrogativi.

 

In sintesi:

1)          L’uso medievale dell’analogia:

  1. Le basi testuali
  2. Quale rappresentazione di mondo
  3. L’analogia ha finalità più persuasive che dimostrative nel pensiero medievale?
  4. L’analogia è uno strumento cognitivo nei pensatori medievali?

2)          L’analogia come strumento di interpretazione della storia

  1. È lecita l’analogia nella storiografia filosofica?
  2. È uno strumento euristico di comprensione di epoche differenti senza perderne le specificità?
  3. Aiuta a comprendere le profondità storiche di un oggetto di studio?

 

Programmazione:

 

  • Invio della proposta di articolo (6000/8000 battute): 30 aprile 2021
  • Accettazione della proposta: giugno 2021
  • Consegna degli articoli (35000/45000 battute): dicembre 2021

 

 

Inviare la proposta di articolo a:

massimo.parodi@unimi.it

amaliamariasofia.salvestrini@edu.unige.it

 

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CALL FOR PAPERS

Special Issue for the 20th year of “Doctor Virtualis” (2002-2022):

ANALOGY AND THE MIDDLE AGES SIVE TWENTY YEARS OF ANALOGIES

 

A number of studies in the last century and others more recent have identified at least two significant aspects of analogy. On the one hand, analogy is a particular argumentative tool, strong persuasively, but weak demonstratively (Perelman, Olbrechts-Tyteca, The New Rhetoric: A Treatise on Argumentation). On the other hand, analogy is almost a cognitive a priori with which human being can conceptualise the world and can progress in the knowledge (Hofstadter, Sander, L’analogie. Cœur de la pensée; and, from this point of view, metaphor, as a kind of analogy or condensed analogy, plays a fundamental role in philosophy as we read in Johnson, Philosophy’s Debt to Metaphor).

This Issue aims to collect contributions on various aspects that concern analogy and Middle Ages, a question that arises from a particular perspective axis: a historiographical hypothesis that constitutes one of the traits d’union of the themes and researches of the first twenty years of activity of “Doctor Virtualis”. In the Middle Ages, many of what at first sight, or according to certain historiographic schemes, seem to be solid demonstrations, with stable foundations like Gothic cathedrals (Panofsky, Gothic Architecture and Scholasticism), are rather ways of arguing, constant searches for order, for possible horizons of meaning, representations of the world (Parodi, La città di Dio e la storia. Escatologia e metafora in Agostino). The analogy, which certainly found many uses in the Middle Ages at different levels of reflection, represents one of the most significant indices and one of the most interesting ways of thinking to propose not dogmatic solutions but rather possible paths.

 

Middle Ages theorised on analogy, it used the analogy in different forms, and turned it into a philosophical and theological tool of decisive importance. Variously understood in order to bridge the gap between the human and the divine (one can think, for example, of the Augustinian analogy of proportion or the Thomist analogy of attribution), the analogy is also an intrinsic reasoning process, as occurs, for instance, both in the De trinitate by Augustine and in the Itinerarium by Bonaventure.

What are the textual bases (grammatical, logical and rhetorical) with which the medieval authors were able to use this powerful tool not only for argumentation, but also for philosophy? Even more, to what extent does analogy indicate a peculiar representation of the world and how does it become a cognitive tool?

In the light of the argumentative and cognitive power of analogy, a question arises about the use of analogy not only by the medieval authors under study, but also by the scholar observing the Middle Ages.

The Middle Ages have often been compared with other periods, sometimes in a negative sense (e.g. when, by increasing prejudices, the Middle Ages become the paradigm of the darkness of reason or of poor material and technical conditions), sometimes in a positive sense (when it becomes the golden age, as in certain moments of Romanticism or in certain Neo-Scholastic representations). In addition, there have been attempts to observe it in relation to other periods in a neutral way, so to speak, for purely heuristic purposes. Is it legitimate to propose analogies between different periods? To what extent can comparisons between epochs increase specific understandings without risking overlapping their specificities and without losing their nuances? Does it mean reflecting on the identity and roots of an object of study in a given era in order to grasp its historical depth?

This call for papers therefore aims to gather contributions to stimulate debate around these questions.

 

In summary:

1) The medieval use of analogy:

  1. The textual basis
  2. Which representation of the world
  3. Did analogy have more persuasive than demonstrative purposes in medieval thought?
  4. Is analogy a cognitive tool in medieval thinkers?

2) Analogy as a tool for interpreting history

  1. Is analogy permissible in philosophical historiography?
  2. Is it a heuristic tool for understanding different epochs without losing their specificity?
  3. Does it help to understand the historical depths of an object of study?

 

Timetable:

 

  • Submission of the proposal for the article (6000/8000 characters): 30th April 2021
  • Proposal acceptance: June 2021
  • Paper submission (35000/45000 characters): December 2021

 

Send the proposal for the article to:

massimo.parodi@unimi.it

amaliamariasofia.salvestrini@edu.unige.it