Varianti occasionali, estravaganti, «da remoto». Le ultime varianti di Giudici a 'Tevere'

Autori

  • Carlo Di Alesio

DOI:

https://doi.org/10.13130/2499-6637/15586

Abstract

Il presente articolo prende in considerazione, come un caso singolare e degno di nota, tre varianti di una prosa di Giovanni Giudici, Tevere, la particolarità delle quali consiste nell’essere state formulate occasionalmente e a distanza ‒ non solo di tempo ‒ dal testo di pertinenza; di essere
state, dunque, dettate dall’autore non già nell’ambito di una revisione o riscrittura complessiva dell’originale, bensì nel contesto di una auto-citazione estrapolata da uno scritto altrui; citazione che, ulteriormente variata, viene in seguito inserita dallo stesso Giudici entro un nuovo, diverso testo narrativo.

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Riferimenti bibliografici

Carlo Di Alesio, Il libro più «romano» di Giovanni, «L’immaginazione», n. 268, marzo-aprile 2012, pp. 23-24.

Giovanni Giudici,

- Tevere, testo di Giovanni Giudici, fotografie di Gianni Berengo Gardin, Bergamo, Dalmine, 1976.

- Frau Doktor, introduzione di Edoardo Esposito, Milano, Mondadori, 1989.

- Un poeta del Golfo, versi e prose di Giovanni Giudici, prefazione di Carlo Di Alesio, Milano, Longanesi-Cassa di Risparmio della Spezia, 1994.

- Empie stelle (1993-1996), Milano, Garzanti, 1996.

- Arletty, il fantasma di un bacio che mi insegue dalla giovinezza, «Corriere della Sera», 27 luglio 1999, p. 27.

- I versi della vita, a cura di Rodolfo Zucco, con un saggio introduttivo di Carlo Ossola, cronologia a cura di Carlo Di Alesio, Milano, Mondadori, 2000.

- Da una soglia infinita. Prove e poesie 1983-2002, a cura di Evelina De Signoribus, introduzione di Carlo Di Alesio, nota ai testi di Rodolfo Zucco, illustrazioni di Sandro Pazzi, Casette d’Ete, Grafiche Fioroni, 2004.

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Pubblicato

2021-05-18 — Aggiornato il 2021-05-18

Versioni

Fascicolo

Sezione

Contemporanea