Archivio

2015

N. 13 (2015): Filologia e filosofia

Miniatura medioevale

... Ora ora gioiscono le Arti
perché voi (Mercurio e Filologia) insieme
date loro una sacra sanzione
per cui esse concedono ai mortali
di avviarsi verso il cielo
e dischiudono loro il mondo degli astri
e consentono ai desideri degli eletti
di sfiorare la sfera dell’etere luminoso.
Grazie a voi il vigile e nobile Nous
colma gli abissi del pensiero

(Marziano Capella, De nuptiis Mercurii et Philologiae 2.126)

2015: TEMPUS

Materiale per la rete. Rubriche e interventi più agili e brevi.

Liberi richiami al tema monografico

La trama del tempo

Musica del Giappone. Avaramente
dalla clessidra si staccano gocce
di lento miele o invisibile oro
che nel tempo ripetono una trama
eterna e fragile, misteriosa e chiara.
Ho paura che ciscuna sia l'ultima.
Sono un ieri che torna. Da che tempio,
da che lieve giardino di montagna,
da che veglie presso un mare che ignoro,
da che pudore della malinconia,
da che perduta e riscattata sera,
giungono a me, loro avvenir remoto?
Non lo saprò. Né importa. In quella musica
io sono. Io voglio stare. Io mi dissanguo.

(J. L Borges, Scatola musicale, in Storia della notte)


2013

N. 12 (2013): Il viaggio. Tra il profeta e Dante

Accumulare tesori nel viaggio

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...

Sempre devi avere in mente Itaca -
raggiungerla sia il pensiero costante.
Soprattutto, non affrettare il viaggio;
fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio
metta piede sull’isola, tu, ricco
dei tesori accumulati per strada
senza aspettarti ricchezze da Itaca.
Itaca ti ha dato il bel viaggio,
senza di lei mai ti saresti messo
sulla strada: che cos’altro ti aspetti?

E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso.
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso
già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare.

(Costantino Kavafis)


2012

N. 11 (2012): Dopo la carta, dopo la pergamena

Innovare e preservare

La scrittura, se posta su pergamena, può durare anche mille anni, la stampa invece, poiché è abitualmente prodotta su carta, per quanto tempo potrà durare? Se un volume di carta può resistere duecento anni è già molto. […] senza gli amanuensi la scrittura non potrebbe resistere a lungo, poiché verrebbe corrotta dal tempo e dispersa dal caso […] I testi a stampa infatti essendo su carta saranno destinati a consumarsi in breve tempo. Al contrario, il copista, trascrivendo su pergamena, ha diffuso in tal modo, lontano nel tempo la propria forma e quella di ciò che ha scritto. Se, nonostante tutto, molti scelgono d’impiegare la stampa per diffondere le proprie opere, di ciò giudicheranno i posteri. E se anche tutti i libri del mondo venissero stampati, il devoto amanuense non dovrà mai desistere dal proprio compito, ma anzi dovrà impegnarsi nel preservare su pergamena, mediante la scrittura manuale i libri a stampa più utili, che altrimenti non potrebbero conservarsi tanto a lungo per la natura effimera del materiale cartaceo. […] I codici manoscritti non potranno mai essere paragonabili a quelli a stampa, in particolare perché l’ortografia e l’ornato dei libri a stampa sono spesso molto trascurati, mentre la scrittura è sempre prodotta con estrema cura e attenzione.

(G. Tritemio 1462-1516, Elogio degli amanuensi)


2010

N. 10 (2010): Musica medievale e musica contemporanea

el_intrito_gaudeamus_omnes_en_neumas_de_siglo_xiv_363 Perché enumerare le isole, che il mare ci offre spesso agli sguardi come tanti monili, ove coloro che con costante proposito di mortificazione rinunziano alle attrattive della sregolatezza mondana, preferiscono vivere nascosti al mondo, e schivare gli scabrosi anfratti di questa vita?

Perciò il mare è rifugio alla temperanza, palestra di vita mortificata, solitudine austera, porto sicuro, tranquillità nel secolo, vita frugale nel mondo, e inoltre incentivo al raccoglimento per le persone fedeli e consacrate a Dio, sì che le loro salmodie rivaleggiano con il mormorare delle onde che sciabordano lievemente, e le isole echeggiano con il loro applauso alla danza composta dei flutti santi, risuonando degli inni dei cristiani.

E come potrei descrivere compiutamente la bellezza del mare, che il Creatore vide? Che altro devo aggiungere? Che cos’è il canto del mare se non un’eco dei canti dell’assemblea cristiana?

Perciò è molto giusto che la chiesa sia paragonata al mare: in principio, all’entrare della folla fedele, essa rigurgita da tutti gli ingressi delle sue onde e poi, mentre il popolo prega tutto insieme, scroscia come il riflusso di onde spumeggianti, quando il canto degli uomini, delle donne, delle vergini, dei ragazzi fa eco ai responsori dei salmi come l’armonioso fragore delle onde. Che dire poi dell’acqua che lava i peccati, allo spirare della brezza salutare dello spirito santo?

(Ambrogio, Hexaëmeron 3.5.23)


2009

N. 9 (2009): Laicità e Medioevo

Pensare la laicità

Il cristianesimo non ci appare più come la rivelazione della verità che illumina le tenebre delle culture “altre”, liberandole dai loro errori o dalle loro parzialità: è una religione e una cultura che si confronta con culture e tradizioni diverse, e dunque è uno dei termini in gioco nel conflitto tra culture e non, almeno non così ovviamente, la sua soluzione. La società europea è, mediamente, laica e secolarizzata, ma sulla base di una eredità cristiana abbastanza esplicita, e ciò diviene evidente quando ci si misura con persone o gruppi radicati in tradizioni diverse, che avvertono la nostra laicità come profondamente marcata da un’origine religiosa specifica.

(G. Vattimo, Credere di credere)


2008

N. 8 (2008): Tracce di debolezza nel pensiero medievale

Crescete e moltiplicatevi

Con questa benedizione, a mio avviso, ci hai concessa la facoltà e la potestà di esprimere in molti modi un unico concetto che abbiamo acquisito, e di concepire in molti modi un'unica espressione oscura che abbiamo letto. Così si riempiono le acque del mare, mosse soltanto dalla varietà delle interpretazioni; e così la terra si riempie di germi degli uomini, trasparendo la sua aridità alla brama del sapere, e dominandola la ragione.

(Confessioni 13.24.37)


2007

N. 7 (2007): Tradurre l'intraducibile

Liceità e limiti della traduzione nel medioevo latino e arabo-islamico

La traduzione e l'originale.

La traducibilità inerisce essenzialmente a certe opere. Ciò non significa che la loro traduzione sia essenziale per se stesse, ma che nella loro traducibilità si estrinseca un determinato significato, inerente agli originali. E' evidente che, per quanto buona sia, la traduzione non può mai significare qualcosa per l'originale. E tuttavia essa è in intimo rapporto con l'originale in forza della sua traducibilità, addirittura in rapporto tanto più intimo quanto meno significa per l'originale. Potrebbe essere definito come un rapporto naturale o, meglio, un rapporto di vita. (W.Benjamin)

N. 6 (2007): Un medioevo per il cinema: Intentio, Fictio

Il cinema come fictio

Non si tratta di risolvere le tensioni e le contraddizioni tra fedeltà e infedeltà, tra storicità e finzione, tra filologia e fantasia, tra documenti e vita, tra spiritualità e materialità,ma di ragionare sul fatto che tali polarità animano inevitabilmente questo livello di realtà, quando si tratta di un oggetto intenzionale come l'immagine cinematografica del medioevo, ma anche quando si prendono in considerazione teorie storiografiche o dottrine filosofiche.


2006

N. 5 (2006): Bonaventura da Bagnoregio: Filosofia, teologia, relazione

Il problema del rapporto fra teologia e filosofia può essere definito una volta per tutte?

Se ne è discusso infinite volte e dai più differenti punti di vista.

Bonaventura, massimo rappresentante della tradizione agostiniana in un ambiente e in anni di forti simpatie aristoteliche, si presta in modo tutto particolare a questo tipo di indagine.


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